E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.
( Leopardi, L'infinito )
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| C.Friedrich "Viandante sul Mare di Nebbia" |
M'illumino
d'immenso
( Ungaretti, Mattina )
Passatemi l'accostamento tra questi due poeti così diversi, ma così simili, con due poesie il cui centro è l'infinito, concepito in due modi differenti, è vero, ma oggetto del loro sguardo.


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