Visualizzazioni totali

venerdì 27 maggio 2011

L'Infinito della Mattina

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.
( Leopardi, L'infinito )

C.Friedrich "Viandante sul Mare di Nebbia"























M'illumino
d'immenso

( Ungaretti, Mattina )














Passatemi l'accostamento tra questi due poeti così diversi, ma così simili, con due poesie il cui centro è l'infinito, concepito in due modi differenti, è vero, ma oggetto del loro sguardo.

Nessun commento:

Posta un commento