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venerdì 3 giugno 2011

Sabato 8 Aprile 1300, notte


Un tuono rimbombò fragoroso e mi destai improvvisamente dal torpore che mi ha colto durante la traversata. Rintontito, volsi lo sguardo intorno per capire dove fossi. L'Acheronte era dall'altra parte, ma non ricordavo assolutamente niente:

-        Virgilio, abbiamo attraversato il fiume, giusto?

-        Si. Ma sei svenuto durante il tragitto, giovanotto.

-        Adesso dove siamo? Non vedo niente, è troppo buio...

-        Ora cominceremo a scendere nell'Inferno vero e proprio. Stammi dietro – lo disse con una strana espressione sul viso. Era impallidito all'improvviso solo accennando al cammino. Che strana reazione da parte sua.

-        Virgilio, stai bene? - gli chiesi – Io non sono abituato a questo posto, ma te, che dovresti essere mia guida e mia sicurezza, perché impallidisci così? C'è qualcosa che non va?

-        Sto bene, sto bene – disse con un filo di voce – è l'angoscia di coloro che dimorano in questo posto che mi dipinge il pallore sul volto: in realtà soffro con e per loro, è normale che tu m veda preoccupato in questo posto. Andiamo, su, ché il cammino è lungo ancora.

La voragine infernale, da quello che ho capito, è di forma circolare ed è composta da parti concentriche in cui si trovano puniti i dannati, secondo una pena correlata al peccato commesso in vita.
Entrammo così nel primo cerchio che circonda l'abisso, ma non c'erano urla e gride a riempir l'aria, ma sospiri profondi di una grande moltitudine di bimbi donne e uomini.

-        Sai chi son costoro?

-        No.

-        Noi siamo coloro che in vita non peccarono mai così gravemente da meritarsi la dannazione; la nostra colpa fu, nonostante i nostri meriti, di non aver conosciuto la Via della Salvezza, di non essere battezzati nel Nome di Colui in cui credi. Molti non hanno conosciuto il vostro Salvatore o in Lui non hanno creduto. Tra questi ultimi vi sono anche io.
   Per questi difetti, non per altra colpa, siam perduti, e la nostra pena è molto semplice: sperare ardentemente nella salvezza, consapevoli che non si realizzerà per noi. Condannati per sempre ad essere divisi tra un senso di colpa e la consapevolezza di non potersi salvare: l'assenza di speranza, l'ultima a morire, dilaniava quelle persone che in vita ebbero grandi meriti.

Conosciuta questa loro condizione di sospensione, il cuore mi si strinse per la tristezza: quanti valorosi sono rinchiusi in questo posto.

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