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mercoledì 25 maggio 2011

Sabato 8 Aprile 1300, tardo pomeriggio

Non sono più minacciato dalle tre belve, né imprigionato nella selva.

È comparso Virgilio per guidarmi, proprio il Virgilio che tanto mi ha appassionato da ragazzo, che mi ha aiutato a uscire dalla situazione di stallo con la Lupa.

Nonostante lo stimi e lo consideri il miglior poeta di sempre, non riesco a sopportarlo. Forse è solo un'impressione, potrei sbagliarmi, chi non lo fa? non lo dico con cattiveria, è una sensazione a pelle. Ho l'impressione che fosse il tipo di persona che da viva sapeva tutto e non perdeva un momento per mettersi in mostra. Spero di sbagliarmi. In fondo, se è la prima impressione quella che conta, sono quasi sicuro che anche io non abbia dimostrato il meglio di me, intimorito, pauroso e piangente.

Ormai il sole stava tramontando, e gli animali, stanchi dalle fatiche del giorno, rincasavano nelle loro tane; solo io mi preparavo a sostenere lo sforzo del viaggio e una battaglia contro me stesso per la conoscenza. La mia memoria è messa a disposizione dei posteri, a loro la scelta di credermi o meno; non verrò meno al mio intento, supportato dal mio alto ingegno ( si sono modesto ), e la mia memoria sarà nobilitata dal conservare tutto quel che vedrò.
Solo due dubbi mi restano da chiarire prima del viaggio:

-        Virgilio, sommo poeta e mia guida – cominciai – aspetta. Prima di metterci in cammino vorrei sapere se sono davvero in grado di poter affrontare questo viaggio, se la mia tempra può sostenere quel che io vedrò. Mi spiego meglio: tu stesso hai scritto che Enea ha affrontato un'impresa simile quando era vivo. Egli è stato l'anima di Roma, la Città Eterna, perché così era stato deciso nell'Alto, dove venne stabilita la gloria dell'Impero. Le sue vittorie, con le conseguenze, gli furono insegnate nel viaggio. Mi chiedo se il Nemico del Male, che ben accettò il viaggio dell'eroe, sarà lo stesso ben predisposto per un uomo di ingegno.
Come Enea, anche Paolo viaggiò sulla stessa strada, in modo da essere ben preparato per la sua missione di salvezza delle genti.
L'unica cosa che non mi convince è che io non sono né Enea né Paolo, non sono né un eroe degno di grandi imprese, né un Santo guerriero.
Non sono sicuro di poter essere salvato, mi sento così piccolo in confronto a loro, così inutile. Perché mi viene data questa possibilità, chi me la concede?

Dirò che l'idea di andare giù, nel profondo dell'antro infernale, non mi convinceva molto, avevo paura di quel che avrei potuto vedere, del terrore che sapevo vi si respirava. Tutto quel dolore, tutta quella malvagità mi stringevano il cuore. Io non sono un eroe coraggioso, né un cavaliere della fede, sono un scrittore e un politico, abituato a combattere guerre a suon di parole e carta scritta, mi scaglio contro persone conosciute. Ho sempre saputo contro chi mi sarei confrontato, sia politicamente che artisticamente. Ma questa volta era diverso, andavo verso l'ignoto, il mio avversario sarebbe stato qualcosa di antico e astuto di cui ho solo sentito parlare. L'ignoto mi attendeva e io non ero preparato.
Forse intuendo i miei pensieri, la mia guida mi disse:

-        Sbaglio, o qui c'è qualcuno che se la fa sotto dalla strizza?

-        Chi, io? No – Non era vero,  ma non l'avrei mai ammesso ad alta voce, volevo fare comunque una buona impressione.

-        Te hai paura di partire. La tua anima è sommersa dal terrore. La pusillanimità invade spesso il cuore dei vivi, e lo inganna, facendolo desistere da imprese che sarebbero potute essere gloriose. Come quando, nel tramonto, vedi un'ombra e la scambi per un bestia feroce e ti allontani senza sapere la verità.
Devi sapere che io sono confinato tra le anime sospese, che non hanno conosciuto la fede, ma con il loro operato ne hanno contribuita la diffusione. Quando ti sei perso, è venuta da me un'anima splendida, una persona che conosci e che ti vuol bene ancora. Ne rimasi colpito, così che non potevo sottrarmi da qualsiasi cosa mi avrebbe chiesto, e mi misi al suo servizio.
Mi disse: ' Virgilio, poeta ancora noto nel mondo e destinato a imperitura fama, un mio amico, a cui voglio un bene sincero, è finito in territorio nemico, e non è capace di uscirne. È uno sciocco testone, glielo avevo detto di stare attento, ma lui no! Vuol fare come gli pare! È nella radura della selva e ha una strizza addosso che non lo fa ragionar per bene. Temo sia già nei casini, ahimè mi son mossa troppo tardi, sì che nel Ciel dove son io, già si parlava di lui. '
Mi ha detto di chiamarsi Beatrice...

-        Ti manda Beatrice? - chiesi subito, sorpreso. Credevo si fosse dimenticata di me. Sapere che si era mossa per me, che dopo la sua morte mi ero quasi scordato di lei, mi faceva sentire bene, ma al contempo in colpa.

-        Si, mi manda lei. Lo ha fatto perché ancora, dopo tanto tempo, è ancora molto affezionata a te. Aveva gli occhi lucenti come stelle, e lacrime le rigavano il dolce viso mentre parlava di te.

-        Ma come mai è scesa giù nell'Inferno, cioè, può davvero farlo, non era pericoloso?

-        È quello che le ho chiesto anche io. Subito dopo averle detto che avrei obbedito immediatamente perché onorato che fosse stata lei a chiederlo, mi disse, e vale anche per te fifacchione, che bisogna temere solo quelle cosa che possono veramente nuocere a chi ci sta intorno, non delle altre, ché sono innocue. Lei era protetta dall'Amore Divino, per cui non temeva le Fiamme dell'Inferno.

Tirai un sospiro di sollievo. Sapere che Beatrice non aveva corso nessun pericolo mi fece stare meglio.

-        Sei fortunato, ragazzo, lo sai?

-        Perché?

-        Perché non è stata l'unica a mobilitarsi per te. La Prima tra le Donne, l'unica che può piegare il Severo Giudizio, incaricò Santa Lucia, la nemica di ogni male a cui sei devoto dopo la malattia agli occhi, di andare da Beatrice a cui rivolse parole di speranza: 'Beatrice, autentica lode di Dio, perché non soccorri colui che ti amò così tanto da distinguersi dal popolo? Non odi le sue disperate richieste di aiuto? Non vedi come lo insidia la dannazione? '
Non credo che ci siano nel mondo uomini che, o diretti verso un vantaggio o fuggiaschi da un pericolo, si siano mossi altrettanto velocemente come lei dal suo trono verso il Baratro.
Poi, prima di andarsene, mi guardò con gli occhi pieni di lacrime, non ho potuto fare a meno di mobilitarmi immediatamente. Così, eccomi da te nel minor tempo possibile. Solo perché mi manda lei, io son qui, ché a vederti non ti avrei mai dato due lire, sappilo. Ma gli ordini sono ordini, poi non voglio tradire la fiducia delle tre Sante Donne.

Esitai a muovermi. C'era ancora qualcosa che mi turbava, un senso di inquietudine; se prima mi sentivo piccolo, adesso, sapendo che la Vergine, Santa Lucia e la mia Beatrice si muovevano per me, avevo voglia di scomparire. Non mi meritavo niente di tutto questo.

-        Andiamo? Perché esiti ancora? Ma sai che sei proprio uno strano? Hai tre Donne Benedette che ti proteggono, che vegliano su di te...e te sei ancora lì a tremare come una foglia quando dovresti gettarti a capofitto in questo viaggio che ti viene concesso? Sei davvero così codardo? Hai paura nonostante quello che ti ho detto?

Come quei fiori che di notte si chiudono in se stessi per il freddo ma subito si schiudono quando il solo li abbraccia, così facemmo io e le forze che mi erano mancate, e il coraggio non tardò a tornare, facendomi esclamar sinceramente:

-        Grazie! Grazie a Coloro che mi soccorrono e a Colei che mi ha ancora nel cuore.
Soprattutto grazie a te che, cortese, hai ubbidito subito alle parole che le ti porse.
Con le tue parole mi hai scosso: non posso stare a compatirmi, a disperarmi piangendomi addosso senza far nulla. Mi hai fatto tornare al mio primo proposito di fuggire da questo posto. Adesso andiamo, che l'ordine è lo stesso per entrambi! Sii il mio maestro, la mia guida, il mio maestro.

Sorrise contento al crollo della mia reticenza iniziale; forse mi sbagliavo a giudicarlo male, forse è a causa della paura che ho espresso un giudizio errato, ma adesso è diverso da prima. È Beatrice che lo manda e, che lo voglia o meno, mi dovrò abituare a lui.

Così li dissi; e poi che mosso fue, intrai per lo cammino alto e silvestro.
Dante e Beatrice

Maria

Santa Lucia

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