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lunedì 16 maggio 2011

Sabato 8 Aprile 1300, Mattino

Riposato dopo la fatica della notte, ripresi il cammino, deciso ad arrivare sulla vetta del Monte Solitario. Venni bloccato subito da un Lonza, animale snello e agile dal pelo maculato, che mi si parò davanti, impedendomi ringhiando di procedere il cammino. Per quanto spesso abbia provato a mutar sentiero, ella velocemente mi si presentava di fronte, puntandomi addosso i suoi penetranti occhi verdi, e ogni volta ringhiava e ruggiva con maggior forza, tanto che fui tentato di tornare a valle.

Quando Dio creò la terra, il sole era nella costellazione dell'Ariete e la Primavera assisteva a quel miracolo; anche oggi il sole sorge accompagnato dal suo amico Ariete, annunciando la dolce Primavera, facendomi ben sperare di poter avere la meglio su questa fiera lussuriosa.

La speranza, ahimè non mi fu concessa, ché il desiderio di salire venne frenato dall'altera presenza d'un Leone, fiero e superbo. Indietreggiai, mai distolsi lo sguardo dalle fiere pronte ad assalirmi, ma a ogni passo loro avanzavano. Mi trovai sul limitar della foresta, guardai intorno a me, nella disperata ricerca di qualcuno, ero in preda al panico, avevo bisogno di una presenza che mi fosse di supporto.

Le cose non migliorarono, anzi, peggiorarono con l'arrivo di una lupa, magra e affamata. I suoi occhi folli bramavano qualcosa da mettere sotto i denti, il suo corpo scheletrico la rendeva ancora più inquietante del suo sguardo folle. Affamata sempre e sazia mai, annusa continuamente l'aria circostante, bramando, anzi, pretendendo un'altra facile preda da far sua. Lei più di tutti mi turbò maggiormente. Ogni minima voglia di proseguire fu vanificata dalle presenza della lussuria, della superbia e dell'avidità fattesi bestie.

Come il mercante che acquistando merci su merci progetta i suoi affari e pregusta i guadagni è rattristato dal crollo delle sue certezze, rimanendo deluso e piangente per gli sforzi resi vani, così fui io, speranzoso di arrivare alla vetta, ma ostacolato dalle fiere senza pace che mi negavano la speranza dell'altezza e che mi spingevano verso il luogo senza sole.



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