Visualizzazioni totali

mercoledì 25 maggio 2011

Sabato 8 Aprile 1300, Sera

Gustav Doré - La Porta dell'Inferno

Camminammo fino a sera, lui a guidarmi e io subito dietro. Passammo la selva, lasciando alle nostre spalle il monte che avrei voluto scalare. Qualcosa mi dice che anche se avessi avuto il coraggio di affrontare le tre belve, non sarei in ogni caso riuscito a sconfiggerle e a proseguire il viaggio. In fondo, solo conoscendo il Male potrò veramente apprezzare il vero Bene. Se è questo quello che vogliono.

-        Dove stiamo andando? - chiesi alla mia guida.

-        Non c'è bisogno che te lo dica. Siamo arrivati. Guarda.

PER ME SI VA NE LA CITTÀ DOLENTE
PER ME SI VA NE L' ETTERNO DOLORE
PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.
GIUSTIZIA MOSSE IL MIO ALTO FATTORE:
 FECEMI LA DIVINA POTESTATE,
LA SOMMA SAPIENZA E 'L PRIMO AMORE.
DINNANZI A ME NON FUOR COSE CREATE
 SE NON ETTERNE, E IO ETTERNO DURO.
LASCIATE OGNE SPERANZA, O VOI CH' INTRATE!

Queste parole, nere come pece, vidi incise sullo stipite di una porta, entrata della voragine infernale.

-        Che significano? Non le capisco...

-        “ Qui lascia ogni sospetto di salvezza, rinuncia a ogni codardia, al coraggio, sei dove il tuo destino si compie, dove sarai punito in eterno. La legge che in questo posto vige è quella divina. Lascia ogni speranza di pietà e salvezza”. E occhio al gradino.

-        Occhio al gradino? Non c'è scritto.

-        “Occhio al gradino” è un mio avvertimento. Sei ancora vivo, potresti inciampare e non avere altre occasioni di redenzione. Le anime sono incorporee, possono tranquillamente passargli attraverso 
   ( Avrei felicemente scaramantizzato la prima affermazione, ma forse non era il momento). Ricordati, da qui in avanti non sarà facile la discesa, potresti avere veramente paura, vorrai tornare indietro. Sii forte, preparati a vedere il popolo dei dannati. Siamo dunque giunti nel luogo dove vedrai le dolorose genti che hanno perso il dono dell'intelletto.

Poi prese la mia mano sorridendo ( ma non erano incorporeo? ) e, tranquillizzatomi, mi introdusse nell'apprendimento dei segreti ignoti a tutti i vivi.
Nel silenzio assoluto varcammo la soglia e subito, come la tempesta dopo il silenzio, cominciarono ad innalzarsi sospiri, gemiti e lamenti strazianti; travolto da questo turbine di suoni che rimbombavano nell'aria senza stelle, cominciai a piangere, sconvolto.
Lingue diverse, parole orribili, grida di disperazione, improperi di dolore, voci urlanti e fioche e suon di man con esse. Creavano insieme un tumulto che si aggira sempre in quest'aria eternamente nera, come la sabbia quando soffia la bufera.
Sconvolto, stordito dal dolore che percepivo, mossi qualche passo verso l'interno e chiesi chi fossero coloro che così disumanamente gridavano.

-        Questo soffrire appartiene a coloro che vissero senza macchiarsi d’infamia e non compirono mai una singola opera di bene - rispose sprezzante – Mischiati a loro si trovano anche quegli antichi e disprezzati angeli che, al tempo della ribellione del Primo Superbo, non si schierarono con lui né furono fedeli a chi li creò. Giurarono fedeltà solo a loro stessi. Furono cacciati dai Cieli, che non volevano essere deturpati dalla loro presenza, e nemmeno le profondità dell'Abisso li vollero, poiché i veri malvagi avrebbero potuto ricavare gloria dalla loro presenza ed esultare di superiorità rispetto a loro, cosa che qui non è concessa.

Questa storia me la raccontarono che ero bambino: all'inizio del mondo, prima della Terra, furono creati gli Angeli, bellissimi e splendidi; ognuno di loro sapeva da chi veniva questo loro splendore, e Gli rendeva merito. Ma uno di loro, il più bello di tutti e chiamato col nome che l'avrebbe reso l'alfiere dell'Eterno, Lucifero il Portatore di Luce, era fiero e superbo. Consapevole del suo splendore, ebbe il coraggio di sentirsi superiore al suo Creatore e provocò una ribellione con altri suoi pari; perse la battaglia e l'Eterno lo scagliò via dal Luogo Santo, verso la Terra. Precipitò per giorni e giorni, l'impatto era vicino, ma al suo passaggio una voragine si aprì, schifandosi la Terra stessa della sua presenza; si sostiene che rimase incastrato al centro del Pianeta e che questa sia l'origine dell'Inferno e del Purgatorio, nato dalla terra che si spostò al suo passaggio, collocandosi dalla parte opposta della Voragine.

-        Maestro, è così grave la pena di costoro che mai si schierarono per farli lamentar così fortemente?

-        Detto brevemente, loro non possono sperare nella completa distruzione del loro spirito, cioè la seconda morte, perché per loro sarebbe di conforto e la loro oscura vita di adesso è così infima che sono invidiosi persino degli altri dannati. Il mondo terreno non serba più il loro ricordo e sono stati disdegnati anche dalla misericordia divina e dalla giustizia eterna, tanto sono stati inutili in vita. Ma non parliamo più di loro, osservali e poi passiamo oltre.

Disgustato da quel che furono in vita, li guardai nella loro condizione di sofferenza eterna: una bandiera correva veloce e senza mai fermarsi lungo il cerchio che imprigiona gli ignavi, così numerosi che mai avrei pensato la morte n’avesse annientati tanti. Poi che ebbi visto alcune persone a me conosciute, notai anche l'ombra di colui che in vita fece per viltà il gran rifiuto.
Questi sciagurati esseri, disprezzati dal Bene e dal Male e che mai vissero veramente, erano nudi e punti continuamente da api e mosconi che giravano intorno a loro; dalle ferite profonde delle punture usciva sangue che si andava a mescolare con le loro lacrime e li copriva fino ai piedi, dove era mangiato da vermi.
Guardando oltre la schiera degli ignavi, mi accorsi della presenza di un fiume, sulla cui riva si accalcavano e spintonavano anime ed anime:

-        Maestro, vorrei poter sapere chi sono loro e perché sembrano così ansiose di oltrepassare il fiume.

-        Vedrai da te quando saremo arrivati sulla riva dell'Acheronte – mi rispose brusco.

Io, boh! Avevo solo domandato per curiosità, non mi aspettavo una risposta così acida. Da quando non posso far domande? Siamo pur sempre in un posto di cui non so dir nulla, provo a porgli una domanda per interesse ed ecco che s’inacidisce.
Un urlo si levò improvviso, sovrastando tutti gli altri:

-        MALEDETTE BESTIE, SIA DANNAZIONE E DOLORE PER TUTTI VOI, VERMI SCHIFOSI!! SALITE, CHE VI PORTO DALL'ALTRA PARTE, NELL'OSCURITÀ, NELLE SOFFERENZE DEL FUOCO E DEL GELO. E TE, NON MORTO, TOGLITI DALLE PALLE, CHÉ SEI ANCORA VIVO!

Su una barca che scivolava sul fiume, stava un vecchio, antico come il mondo stesso, canuto e iroso:
-        PER ALTRE VIE, CON ALTRI MEZZI COMPIRAI IL TUO VIAGGIO. CON ME NO DI SICURO – continuò a gridare vedendo che non mi mossi.

-        Orsù, Caronte, non tormentarti più del dovuto. Hai già il tuo compito che ti grava addosso. Poi si vuole così dove si può fare ciò che si vuole. Non domandarci più niente –  gli rispose Virgilio

Subito si zittì il traghettatore dell'oscuro fiume, che ha gli occhi cerchiati di rosso, continuamente irati. Ma le anime nude che erano con noi, capirono il messaggio lanciato da Caronte e impallidendo tremavano, bestemmiavano, maledivan se stessi, i loro genitori e il momento della nascita propria e dei loro avi. Poi si diressero verso la riva che accoglie tutti coloro che non temono il Giudizio. Caronte il demone dagli occhi ardenti come braci, le squadra con lo sguardo torvo e severo, le raccoglie sulla sua barca e bastona brutalmente chiunque si adagi o non voglia salire.
Come d'autunno le foglie secche si staccano dal ramo per cadere a terra, anche i malvagi discendenti di Adamo si staccarono dalla sponda sicura, una dopo l'altra, ubbidendo come fanno gli uccelli al richiamo rivolto a loro. La cosa incredibile è che prima ancora di essere arrivati all'altra riva, la sponda vuota si riempie nuovamente e assai velocemente di altre anime dannate.

-        Per risponderti, giovanotto, tutti quelli che muoiono nella Sua ira si radunano su questa sponda da ogni paese e fremono ad attraversare il fiume perché spronati dalla Giustizia divina. Inoltre ogni paura della condanna e della pena è mutata in desiderio di vederle realizzate. Per questo si accalcavano sulla riva fremendo di essere trasportate. Ricorda, da qui non passa nessun'anima che sia stata buona, solo dannati, sospesi, o quegli atri. Per cui non ti dar pena per quanto ti ha detto Caronte, perché, se ci pensi bene, può contenere un messaggio sottinteso.

Accadde tutto all'improvviso, ancora mi spaventa, un terremoto che provocò alte onde nell'Acheronte, un vento forte che soffia, un lampo di luce vermiglia, un fulmine, poi più nulla

Gustave Doré - Caronte

Nessun commento:

Posta un commento