Visualizzazioni totali

venerdì 27 maggio 2011

L'Infinito della Mattina

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.
( Leopardi, L'infinito )

C.Friedrich "Viandante sul Mare di Nebbia"























M'illumino
d'immenso

( Ungaretti, Mattina )














Passatemi l'accostamento tra questi due poeti così diversi, ma così simili, con due poesie il cui centro è l'infinito, concepito in due modi differenti, è vero, ma oggetto del loro sguardo.

mercoledì 25 maggio 2011

Sabato 8 Aprile 1300, Sera

Gustav Doré - La Porta dell'Inferno

Camminammo fino a sera, lui a guidarmi e io subito dietro. Passammo la selva, lasciando alle nostre spalle il monte che avrei voluto scalare. Qualcosa mi dice che anche se avessi avuto il coraggio di affrontare le tre belve, non sarei in ogni caso riuscito a sconfiggerle e a proseguire il viaggio. In fondo, solo conoscendo il Male potrò veramente apprezzare il vero Bene. Se è questo quello che vogliono.

-        Dove stiamo andando? - chiesi alla mia guida.

-        Non c'è bisogno che te lo dica. Siamo arrivati. Guarda.

PER ME SI VA NE LA CITTÀ DOLENTE
PER ME SI VA NE L' ETTERNO DOLORE
PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.
GIUSTIZIA MOSSE IL MIO ALTO FATTORE:
 FECEMI LA DIVINA POTESTATE,
LA SOMMA SAPIENZA E 'L PRIMO AMORE.
DINNANZI A ME NON FUOR COSE CREATE
 SE NON ETTERNE, E IO ETTERNO DURO.
LASCIATE OGNE SPERANZA, O VOI CH' INTRATE!

Queste parole, nere come pece, vidi incise sullo stipite di una porta, entrata della voragine infernale.

-        Che significano? Non le capisco...

-        “ Qui lascia ogni sospetto di salvezza, rinuncia a ogni codardia, al coraggio, sei dove il tuo destino si compie, dove sarai punito in eterno. La legge che in questo posto vige è quella divina. Lascia ogni speranza di pietà e salvezza”. E occhio al gradino.

-        Occhio al gradino? Non c'è scritto.

-        “Occhio al gradino” è un mio avvertimento. Sei ancora vivo, potresti inciampare e non avere altre occasioni di redenzione. Le anime sono incorporee, possono tranquillamente passargli attraverso 
   ( Avrei felicemente scaramantizzato la prima affermazione, ma forse non era il momento). Ricordati, da qui in avanti non sarà facile la discesa, potresti avere veramente paura, vorrai tornare indietro. Sii forte, preparati a vedere il popolo dei dannati. Siamo dunque giunti nel luogo dove vedrai le dolorose genti che hanno perso il dono dell'intelletto.

Poi prese la mia mano sorridendo ( ma non erano incorporeo? ) e, tranquillizzatomi, mi introdusse nell'apprendimento dei segreti ignoti a tutti i vivi.
Nel silenzio assoluto varcammo la soglia e subito, come la tempesta dopo il silenzio, cominciarono ad innalzarsi sospiri, gemiti e lamenti strazianti; travolto da questo turbine di suoni che rimbombavano nell'aria senza stelle, cominciai a piangere, sconvolto.
Lingue diverse, parole orribili, grida di disperazione, improperi di dolore, voci urlanti e fioche e suon di man con esse. Creavano insieme un tumulto che si aggira sempre in quest'aria eternamente nera, come la sabbia quando soffia la bufera.
Sconvolto, stordito dal dolore che percepivo, mossi qualche passo verso l'interno e chiesi chi fossero coloro che così disumanamente gridavano.

-        Questo soffrire appartiene a coloro che vissero senza macchiarsi d’infamia e non compirono mai una singola opera di bene - rispose sprezzante – Mischiati a loro si trovano anche quegli antichi e disprezzati angeli che, al tempo della ribellione del Primo Superbo, non si schierarono con lui né furono fedeli a chi li creò. Giurarono fedeltà solo a loro stessi. Furono cacciati dai Cieli, che non volevano essere deturpati dalla loro presenza, e nemmeno le profondità dell'Abisso li vollero, poiché i veri malvagi avrebbero potuto ricavare gloria dalla loro presenza ed esultare di superiorità rispetto a loro, cosa che qui non è concessa.

Questa storia me la raccontarono che ero bambino: all'inizio del mondo, prima della Terra, furono creati gli Angeli, bellissimi e splendidi; ognuno di loro sapeva da chi veniva questo loro splendore, e Gli rendeva merito. Ma uno di loro, il più bello di tutti e chiamato col nome che l'avrebbe reso l'alfiere dell'Eterno, Lucifero il Portatore di Luce, era fiero e superbo. Consapevole del suo splendore, ebbe il coraggio di sentirsi superiore al suo Creatore e provocò una ribellione con altri suoi pari; perse la battaglia e l'Eterno lo scagliò via dal Luogo Santo, verso la Terra. Precipitò per giorni e giorni, l'impatto era vicino, ma al suo passaggio una voragine si aprì, schifandosi la Terra stessa della sua presenza; si sostiene che rimase incastrato al centro del Pianeta e che questa sia l'origine dell'Inferno e del Purgatorio, nato dalla terra che si spostò al suo passaggio, collocandosi dalla parte opposta della Voragine.

-        Maestro, è così grave la pena di costoro che mai si schierarono per farli lamentar così fortemente?

-        Detto brevemente, loro non possono sperare nella completa distruzione del loro spirito, cioè la seconda morte, perché per loro sarebbe di conforto e la loro oscura vita di adesso è così infima che sono invidiosi persino degli altri dannati. Il mondo terreno non serba più il loro ricordo e sono stati disdegnati anche dalla misericordia divina e dalla giustizia eterna, tanto sono stati inutili in vita. Ma non parliamo più di loro, osservali e poi passiamo oltre.

Disgustato da quel che furono in vita, li guardai nella loro condizione di sofferenza eterna: una bandiera correva veloce e senza mai fermarsi lungo il cerchio che imprigiona gli ignavi, così numerosi che mai avrei pensato la morte n’avesse annientati tanti. Poi che ebbi visto alcune persone a me conosciute, notai anche l'ombra di colui che in vita fece per viltà il gran rifiuto.
Questi sciagurati esseri, disprezzati dal Bene e dal Male e che mai vissero veramente, erano nudi e punti continuamente da api e mosconi che giravano intorno a loro; dalle ferite profonde delle punture usciva sangue che si andava a mescolare con le loro lacrime e li copriva fino ai piedi, dove era mangiato da vermi.
Guardando oltre la schiera degli ignavi, mi accorsi della presenza di un fiume, sulla cui riva si accalcavano e spintonavano anime ed anime:

-        Maestro, vorrei poter sapere chi sono loro e perché sembrano così ansiose di oltrepassare il fiume.

-        Vedrai da te quando saremo arrivati sulla riva dell'Acheronte – mi rispose brusco.

Io, boh! Avevo solo domandato per curiosità, non mi aspettavo una risposta così acida. Da quando non posso far domande? Siamo pur sempre in un posto di cui non so dir nulla, provo a porgli una domanda per interesse ed ecco che s’inacidisce.
Un urlo si levò improvviso, sovrastando tutti gli altri:

-        MALEDETTE BESTIE, SIA DANNAZIONE E DOLORE PER TUTTI VOI, VERMI SCHIFOSI!! SALITE, CHE VI PORTO DALL'ALTRA PARTE, NELL'OSCURITÀ, NELLE SOFFERENZE DEL FUOCO E DEL GELO. E TE, NON MORTO, TOGLITI DALLE PALLE, CHÉ SEI ANCORA VIVO!

Su una barca che scivolava sul fiume, stava un vecchio, antico come il mondo stesso, canuto e iroso:
-        PER ALTRE VIE, CON ALTRI MEZZI COMPIRAI IL TUO VIAGGIO. CON ME NO DI SICURO – continuò a gridare vedendo che non mi mossi.

-        Orsù, Caronte, non tormentarti più del dovuto. Hai già il tuo compito che ti grava addosso. Poi si vuole così dove si può fare ciò che si vuole. Non domandarci più niente –  gli rispose Virgilio

Subito si zittì il traghettatore dell'oscuro fiume, che ha gli occhi cerchiati di rosso, continuamente irati. Ma le anime nude che erano con noi, capirono il messaggio lanciato da Caronte e impallidendo tremavano, bestemmiavano, maledivan se stessi, i loro genitori e il momento della nascita propria e dei loro avi. Poi si diressero verso la riva che accoglie tutti coloro che non temono il Giudizio. Caronte il demone dagli occhi ardenti come braci, le squadra con lo sguardo torvo e severo, le raccoglie sulla sua barca e bastona brutalmente chiunque si adagi o non voglia salire.
Come d'autunno le foglie secche si staccano dal ramo per cadere a terra, anche i malvagi discendenti di Adamo si staccarono dalla sponda sicura, una dopo l'altra, ubbidendo come fanno gli uccelli al richiamo rivolto a loro. La cosa incredibile è che prima ancora di essere arrivati all'altra riva, la sponda vuota si riempie nuovamente e assai velocemente di altre anime dannate.

-        Per risponderti, giovanotto, tutti quelli che muoiono nella Sua ira si radunano su questa sponda da ogni paese e fremono ad attraversare il fiume perché spronati dalla Giustizia divina. Inoltre ogni paura della condanna e della pena è mutata in desiderio di vederle realizzate. Per questo si accalcavano sulla riva fremendo di essere trasportate. Ricorda, da qui non passa nessun'anima che sia stata buona, solo dannati, sospesi, o quegli atri. Per cui non ti dar pena per quanto ti ha detto Caronte, perché, se ci pensi bene, può contenere un messaggio sottinteso.

Accadde tutto all'improvviso, ancora mi spaventa, un terremoto che provocò alte onde nell'Acheronte, un vento forte che soffia, un lampo di luce vermiglia, un fulmine, poi più nulla

Gustave Doré - Caronte

Sabato 8 Aprile 1300, tardo pomeriggio

Non sono più minacciato dalle tre belve, né imprigionato nella selva.

È comparso Virgilio per guidarmi, proprio il Virgilio che tanto mi ha appassionato da ragazzo, che mi ha aiutato a uscire dalla situazione di stallo con la Lupa.

Nonostante lo stimi e lo consideri il miglior poeta di sempre, non riesco a sopportarlo. Forse è solo un'impressione, potrei sbagliarmi, chi non lo fa? non lo dico con cattiveria, è una sensazione a pelle. Ho l'impressione che fosse il tipo di persona che da viva sapeva tutto e non perdeva un momento per mettersi in mostra. Spero di sbagliarmi. In fondo, se è la prima impressione quella che conta, sono quasi sicuro che anche io non abbia dimostrato il meglio di me, intimorito, pauroso e piangente.

Ormai il sole stava tramontando, e gli animali, stanchi dalle fatiche del giorno, rincasavano nelle loro tane; solo io mi preparavo a sostenere lo sforzo del viaggio e una battaglia contro me stesso per la conoscenza. La mia memoria è messa a disposizione dei posteri, a loro la scelta di credermi o meno; non verrò meno al mio intento, supportato dal mio alto ingegno ( si sono modesto ), e la mia memoria sarà nobilitata dal conservare tutto quel che vedrò.
Solo due dubbi mi restano da chiarire prima del viaggio:

-        Virgilio, sommo poeta e mia guida – cominciai – aspetta. Prima di metterci in cammino vorrei sapere se sono davvero in grado di poter affrontare questo viaggio, se la mia tempra può sostenere quel che io vedrò. Mi spiego meglio: tu stesso hai scritto che Enea ha affrontato un'impresa simile quando era vivo. Egli è stato l'anima di Roma, la Città Eterna, perché così era stato deciso nell'Alto, dove venne stabilita la gloria dell'Impero. Le sue vittorie, con le conseguenze, gli furono insegnate nel viaggio. Mi chiedo se il Nemico del Male, che ben accettò il viaggio dell'eroe, sarà lo stesso ben predisposto per un uomo di ingegno.
Come Enea, anche Paolo viaggiò sulla stessa strada, in modo da essere ben preparato per la sua missione di salvezza delle genti.
L'unica cosa che non mi convince è che io non sono né Enea né Paolo, non sono né un eroe degno di grandi imprese, né un Santo guerriero.
Non sono sicuro di poter essere salvato, mi sento così piccolo in confronto a loro, così inutile. Perché mi viene data questa possibilità, chi me la concede?

Dirò che l'idea di andare giù, nel profondo dell'antro infernale, non mi convinceva molto, avevo paura di quel che avrei potuto vedere, del terrore che sapevo vi si respirava. Tutto quel dolore, tutta quella malvagità mi stringevano il cuore. Io non sono un eroe coraggioso, né un cavaliere della fede, sono un scrittore e un politico, abituato a combattere guerre a suon di parole e carta scritta, mi scaglio contro persone conosciute. Ho sempre saputo contro chi mi sarei confrontato, sia politicamente che artisticamente. Ma questa volta era diverso, andavo verso l'ignoto, il mio avversario sarebbe stato qualcosa di antico e astuto di cui ho solo sentito parlare. L'ignoto mi attendeva e io non ero preparato.
Forse intuendo i miei pensieri, la mia guida mi disse:

-        Sbaglio, o qui c'è qualcuno che se la fa sotto dalla strizza?

-        Chi, io? No – Non era vero,  ma non l'avrei mai ammesso ad alta voce, volevo fare comunque una buona impressione.

-        Te hai paura di partire. La tua anima è sommersa dal terrore. La pusillanimità invade spesso il cuore dei vivi, e lo inganna, facendolo desistere da imprese che sarebbero potute essere gloriose. Come quando, nel tramonto, vedi un'ombra e la scambi per un bestia feroce e ti allontani senza sapere la verità.
Devi sapere che io sono confinato tra le anime sospese, che non hanno conosciuto la fede, ma con il loro operato ne hanno contribuita la diffusione. Quando ti sei perso, è venuta da me un'anima splendida, una persona che conosci e che ti vuol bene ancora. Ne rimasi colpito, così che non potevo sottrarmi da qualsiasi cosa mi avrebbe chiesto, e mi misi al suo servizio.
Mi disse: ' Virgilio, poeta ancora noto nel mondo e destinato a imperitura fama, un mio amico, a cui voglio un bene sincero, è finito in territorio nemico, e non è capace di uscirne. È uno sciocco testone, glielo avevo detto di stare attento, ma lui no! Vuol fare come gli pare! È nella radura della selva e ha una strizza addosso che non lo fa ragionar per bene. Temo sia già nei casini, ahimè mi son mossa troppo tardi, sì che nel Ciel dove son io, già si parlava di lui. '
Mi ha detto di chiamarsi Beatrice...

-        Ti manda Beatrice? - chiesi subito, sorpreso. Credevo si fosse dimenticata di me. Sapere che si era mossa per me, che dopo la sua morte mi ero quasi scordato di lei, mi faceva sentire bene, ma al contempo in colpa.

-        Si, mi manda lei. Lo ha fatto perché ancora, dopo tanto tempo, è ancora molto affezionata a te. Aveva gli occhi lucenti come stelle, e lacrime le rigavano il dolce viso mentre parlava di te.

-        Ma come mai è scesa giù nell'Inferno, cioè, può davvero farlo, non era pericoloso?

-        È quello che le ho chiesto anche io. Subito dopo averle detto che avrei obbedito immediatamente perché onorato che fosse stata lei a chiederlo, mi disse, e vale anche per te fifacchione, che bisogna temere solo quelle cosa che possono veramente nuocere a chi ci sta intorno, non delle altre, ché sono innocue. Lei era protetta dall'Amore Divino, per cui non temeva le Fiamme dell'Inferno.

Tirai un sospiro di sollievo. Sapere che Beatrice non aveva corso nessun pericolo mi fece stare meglio.

-        Sei fortunato, ragazzo, lo sai?

-        Perché?

-        Perché non è stata l'unica a mobilitarsi per te. La Prima tra le Donne, l'unica che può piegare il Severo Giudizio, incaricò Santa Lucia, la nemica di ogni male a cui sei devoto dopo la malattia agli occhi, di andare da Beatrice a cui rivolse parole di speranza: 'Beatrice, autentica lode di Dio, perché non soccorri colui che ti amò così tanto da distinguersi dal popolo? Non odi le sue disperate richieste di aiuto? Non vedi come lo insidia la dannazione? '
Non credo che ci siano nel mondo uomini che, o diretti verso un vantaggio o fuggiaschi da un pericolo, si siano mossi altrettanto velocemente come lei dal suo trono verso il Baratro.
Poi, prima di andarsene, mi guardò con gli occhi pieni di lacrime, non ho potuto fare a meno di mobilitarmi immediatamente. Così, eccomi da te nel minor tempo possibile. Solo perché mi manda lei, io son qui, ché a vederti non ti avrei mai dato due lire, sappilo. Ma gli ordini sono ordini, poi non voglio tradire la fiducia delle tre Sante Donne.

Esitai a muovermi. C'era ancora qualcosa che mi turbava, un senso di inquietudine; se prima mi sentivo piccolo, adesso, sapendo che la Vergine, Santa Lucia e la mia Beatrice si muovevano per me, avevo voglia di scomparire. Non mi meritavo niente di tutto questo.

-        Andiamo? Perché esiti ancora? Ma sai che sei proprio uno strano? Hai tre Donne Benedette che ti proteggono, che vegliano su di te...e te sei ancora lì a tremare come una foglia quando dovresti gettarti a capofitto in questo viaggio che ti viene concesso? Sei davvero così codardo? Hai paura nonostante quello che ti ho detto?

Come quei fiori che di notte si chiudono in se stessi per il freddo ma subito si schiudono quando il solo li abbraccia, così facemmo io e le forze che mi erano mancate, e il coraggio non tardò a tornare, facendomi esclamar sinceramente:

-        Grazie! Grazie a Coloro che mi soccorrono e a Colei che mi ha ancora nel cuore.
Soprattutto grazie a te che, cortese, hai ubbidito subito alle parole che le ti porse.
Con le tue parole mi hai scosso: non posso stare a compatirmi, a disperarmi piangendomi addosso senza far nulla. Mi hai fatto tornare al mio primo proposito di fuggire da questo posto. Adesso andiamo, che l'ordine è lo stesso per entrambi! Sii il mio maestro, la mia guida, il mio maestro.

Sorrise contento al crollo della mia reticenza iniziale; forse mi sbagliavo a giudicarlo male, forse è a causa della paura che ho espresso un giudizio errato, ma adesso è diverso da prima. È Beatrice che lo manda e, che lo voglia o meno, mi dovrò abituare a lui.

Così li dissi; e poi che mosso fue, intrai per lo cammino alto e silvestro.
Dante e Beatrice

Maria

Santa Lucia

lunedì 23 maggio 2011

Sogni Eretici per eretici sognatori

Sono il tuo sogno eretico

<< "Eresia" deriva dal greco αἵρεσις, haìresis derivato a sua volta dal verbo αἱρέω (hairèō, "afferrare", "prendere" ma anche "scegliere" o "eleggere").In origine dunque eretico, era colui che sceglieva, colui che era in grado di valutare più opzioni prima di posarsi su una di esse. In tale ambito indicava anche delle scuole come quella dei Pitagorici o quella degli Stoici.
Il termine, fuori dall'ambito religioso, viene utilizzato in senso figurato per indicare un'opinione o una dottrina filosofica, politica, scientifica o persino artistica in disaccordo con quelle generalmente accettate come autorevoli.
Eretico è dunque chi proclama con forza una propria scelta definitiva: "eresia" può pertanto equivalere ad una scelta sia di credo sia di appartenenza tra fazioni religiose contrapposte. Un'altra possibile interpretazione, legata al significato di "scelta", richiama il fatto che l'eretico è colui che "sceglie", cioè accetta, solo una parte della dottrina "ortodossa", rimanendo in disaccordo su altre parti. Nel registro informale, il termine viene però usato per indicare un'opinione gravemente errata o comunque discordante dalla tesi più accreditata riguardo ad un certo argomento. >> (Estratto da Wikipedia, definizione di Eretico)

sabato 21 maggio 2011

Sabato 8 Aprile 1300, mattina

Una figura si muove tra gli alberi, è indistinta e ho un dubbio su chi possa essere; spero che possa aiutarmi.


- Chi sei? Non riesco a vederti.


- Quando ero vivo anche io, come te, ero un poeta e narrai delle imprese del figlio
d' Anchise, che fuggì con suo padre e suo figlio dalla Città di Troia.
Ascolta un attimo, te costì! Ma...sbaglio o non sai né cosa fare né dove andare? La strada corretta è dall'altra parte, verso la luce, non verso la selva. Un tipo come te, famoso e capace di affrontare qualsiasi tipo d'avversario politico, dovrebbe riuscire a scalare un monticello di quel genere, no?

Solo perché è Virgilio che mi è venuto ad aiutare, altrimenti avrei fatto macello.
Detesto essere preso per il naso.

- Sei proprio quel Virgilio che ha ispirato poi grandi poeti? - gli chiesi giusto per sicurezza; e poi, canzonatorio o no, sempre Virgilio è - Ma lo sai che ho letto tutte le tue opere?

 - Davvero?

- Si, e ti sono riconoscente. Solo grazie a te sono riuscito a imparare come scrivere eccellenti poesie e diventare noto. Sei stato il mio maestro e maestro di tutti coloro che si sono voluti confrontare nello stile poetico. Per noi sei maestro e lume.


- Strano che un pivellino come te riesca a comprendere opere del mio calibro
( Peggiora la situazione. Già mi stai antipatico, cerco di farmi dare una mano e mi offendi pure?? ) Sicuro di averle lette e capite per bene?

- Si maestro. Adesso, però, il mio problema non è tanto la comprensione delle tue opere, che ti ripeto di aver capito appieno, quanto liberarmi dalla presenza di quel trio di bestie che non mi fanno passare. Voglio andarmene da qui, voglio vedere la luce e la serenità ( ovviamente tutto condito con lacrime e lacrime. Nonostante mi stesse facendo innervosire, avevo comunque i nervi a pezzi per lo stress della notte ).

- Se vuoi scappare da questa situazione di stallo, devi prendere un altro sentiero, non questo. Devi sapere che quelle tre bestie non lasciano mai passare nessuno per questa strada, e se possono divorare chi hanno di fronte, stai sicuro che lo faranno. Soprattutto la lupa che, nonostante cacci e mangi, ha sempre fame e finito il pasto avrà sempre più fame di prima.
Molti sono gli animali che l'accompagnano nelle sue razzie.
Ma un giorno, ne sono certo, arriverà un veltro, temibile cane da caccia, che la inseguirà e ucciderà selvaggiamente.

- Si, bene. Possiamo andarcene, per favore?

- Non ancora. Sappi che costui sarà di umili origini, non si curerà del denaro né di possedimenti, sarà sapiente e uomo di Fede. Da lui l'onor per la Terra, dei cui eroi ed eroine ho narrato le imprese.

- D' accordissimo, ne sono onorato, oh sommo. Mi aiuterai, però? - ( Che nervi che mi faceva venire.....uno gli chiede una mano e mi si mette a parlare per ore senza rispondere )

- Si, sarò la tua guida, farò del mio meglio per guidarti attraverso l'Inferno, dove udirai angosciate grida di chi invoca la seconda morte; poi scaleremo il Purgatorio, da coloro che di soffrir son contenti perché possono sperare in una condizione migliore.
Infine tra coloro che son beati.

Prolisso ma almeno mi ha promesso di aiutarmi. A questa promessa mi sento già meglio, nonostante un senso di inquietudine che mi rimane addosso per il viaggio nel baratro Infernale.

- Ti ringrazio, Virgilio, per l'aiuto che mi offri. Ti prego, portami laggiù ove hai detto, sì che possa giungere alla porta di S. Pietro.

Allor si mosse, e io li tenni dietro.




venerdì 20 maggio 2011

Sabato 8 Aprile 1300, Mattina

Sono disperato. Le tre fiere mi impediscono di salire, così mi trovo costretto a scendere tristemente fino al limitare della selva. Avevo perso ogni speranza di riuscire a venire a capo della situazione, niente mi sarebbe stato d'aiuto.
Tra gli alberi scorsi una figura indistinta, che avanzava tremolante, insicuro e inxcerto, come la voce di chi non parla per anni.
- Abbi pietà di me! Aiutami te ne prego, chiunque tu sia, umano o no!
- Da tempo non son più vivo - mi rispose - ricordo che i miei genitori erano lombardi, di Mantova. Ricordo anche che vissi quando Cesare era al potere, prima che fosse ucciso, poi sotto Augusto, al tempo degli dèi falsi e bugiardi. Fui poeta di gran fama cantando di Enea, fuggiasco dallasua Terra, famoso in un'altra.

martedì 17 maggio 2011

CANTO NOTTURNO Dl UN PASTORE ERRANTE DELL' ASIA

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?
(...)

lunedì 16 maggio 2011

Sabato 8 Aprile 1300, Mattino

Riposato dopo la fatica della notte, ripresi il cammino, deciso ad arrivare sulla vetta del Monte Solitario. Venni bloccato subito da un Lonza, animale snello e agile dal pelo maculato, che mi si parò davanti, impedendomi ringhiando di procedere il cammino. Per quanto spesso abbia provato a mutar sentiero, ella velocemente mi si presentava di fronte, puntandomi addosso i suoi penetranti occhi verdi, e ogni volta ringhiava e ruggiva con maggior forza, tanto che fui tentato di tornare a valle.

Quando Dio creò la terra, il sole era nella costellazione dell'Ariete e la Primavera assisteva a quel miracolo; anche oggi il sole sorge accompagnato dal suo amico Ariete, annunciando la dolce Primavera, facendomi ben sperare di poter avere la meglio su questa fiera lussuriosa.

La speranza, ahimè non mi fu concessa, ché il desiderio di salire venne frenato dall'altera presenza d'un Leone, fiero e superbo. Indietreggiai, mai distolsi lo sguardo dalle fiere pronte ad assalirmi, ma a ogni passo loro avanzavano. Mi trovai sul limitar della foresta, guardai intorno a me, nella disperata ricerca di qualcuno, ero in preda al panico, avevo bisogno di una presenza che mi fosse di supporto.

Le cose non migliorarono, anzi, peggiorarono con l'arrivo di una lupa, magra e affamata. I suoi occhi folli bramavano qualcosa da mettere sotto i denti, il suo corpo scheletrico la rendeva ancora più inquietante del suo sguardo folle. Affamata sempre e sazia mai, annusa continuamente l'aria circostante, bramando, anzi, pretendendo un'altra facile preda da far sua. Lei più di tutti mi turbò maggiormente. Ogni minima voglia di proseguire fu vanificata dalle presenza della lussuria, della superbia e dell'avidità fattesi bestie.

Come il mercante che acquistando merci su merci progetta i suoi affari e pregusta i guadagni è rattristato dal crollo delle sue certezze, rimanendo deluso e piangente per gli sforzi resi vani, così fui io, speranzoso di arrivare alla vetta, ma ostacolato dalle fiere senza pace che mi negavano la speranza dell'altezza e che mi spingevano verso il luogo senza sole.



domenica 15 maggio 2011

Venerdì 7 Aprile 1300, Notte


<< - Ricordati sempre di stare attento alle strade che percorri e ai sentieri che intraprendi. Potrebbero portarti a perdere te stesso in un futuro non tanto distante. -

Quanto aveva ragione. Avrei dovuto starla a sentire, ma mi ha abbandonato, mi ha lasciato solo, senza nessuna persona che fosse il mio Nord quanto lo fosse  statolei. Ormai è morta, e io non posso portarla più indietro.
Basta! Adesso non è il momento adatto a compiangersi. Ora è il momento di capire dove sono. Intorno a me cipressi, abeti, larici inondati dal buio. Nessun raggio lunare riesce ad attraversare l'intrico di rami che mi sovrastano. Dove sono finito? Firenze è vicina o lontana?
Mi sembra impossibile che a Trentacinque anni, un uomo la cui carriera e la cui fama sono alle stelle possa perdersi in questo modo, in un'assurda foresta buia dove nessun sentiero sembra esistere!
Ho paura. Il buio e il silenzio innaturali di  questo posto mi stanno angosciando; più il temo passa, più questa foresta diventa buia, gli alberi sembrano tanti scheletri immobili e tesi allo spasmo nell'intento di saltarmi addosso per ferirmi, la paura più totale ha attanagliato il mio cuore con stretta mortale, tanto che la morte stessa sembra essere di poco superiore a questa foresta tetra nell'inquietare gli animi. Già so che ogni volta che ripenserò a questa notte, un brivido ripercorrerà la mia schiena e il mio cuore inorridirà al solo pensiero. Se riuscirò a uscire.
Ho voglia di parlare con qualcuno, devo poter raccontare queste sensazioni a qualsiasi persona che ne ha bisogno. Se sono finito qui, è per qualcosa che ho fatto. Una punizione che merito, forse? Non serbo chiaro memoria di come sono finito dentro questa foresta selvaggia e tremenda, troppo tramortito dal sonno, forse, per memorizzare il ricordo.
Ore di cammino nell'oscurità hanno accompagnato questa mia solitudine, fin quando la selva oscura cominciò a diradarsi lentamente, lasciando che una radura si aprisse davanti a me. Un monte sorge in questa spiazzo e, alzando gli occhi al cielo per vederne la cima, vidi che le stelle si stavano spegnendo una ad una, mentre, incoraggiante, il sole stava sorgendo dietro le spalle del grande colle.
Una profonda sensazione di sollievo stava facendosi largo nel mio cuore, la paura che dimorava nel lago del mio cuore stava svanendo alla vista dei raggi che carezzavano il blu della volta celeste.
Così, come quel naufrago scampato alla morte, ansimando poggia con gioia le mani sulla rena della spiaggia, sapendo di essere al sicuro e si gira verso l'oceano che ha cercato di tenerselo fissandolo a lungo, così feci io volgendomi verso la selva che ha cercato di tenermi prigioniero al suo interno, e da cui nessuno mai è uscito vivo.>>
( Liberamente tratto da Divina Commedia, Canto 1, versi 1 - 27)
Da un'idea che mi è balzata in testa tre giorni or sono.. ho pensato, se qualcun altro non l'ha già fatto, di cimentarmi nel riscrivere in prosa la Commedia di Dante, prendendomi la licenza di romanzare un momento. Opera ardua, difficile, magari farà arricciare il naso ai più, infuriare quelli che vedono il Poeta dissacrato, spero di non farlo mai volontariamente, perché scritto in prosa, allontanandolo dagli endecasillabi a rima incatenata che lo hanno reso illustre. Se sarà ritenuta opera eretica, lo potrebbe essere ma professo il mio amore per quest'opera immortale, quindi lungi da me il volerla rovinare, abbandonerò il progetto subitaneamente.
Prometto due cose: la massima fedeltà al testo originale, non inventerò niente di estraneo al testo ( salvo qualche piccola licenza ). Ripeto, la mia è solo un'idea, sono aperto alle critiche, se vorrete criticare, vi chiedo solo nel rispetto della decenza.