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giovedì 14 luglio 2011

sabato 8 Aprile, Notte


-        Te che entri di tua volontà nella dimora della sofferenza – disse con voce profonda, interrompendo quel compito gravoso – Stai attento sempre a chi ti accompagna. Soprattutto attento a dove vuoi andare: è facile entrare, la porta è larga e accoglie molti, uscire non può farlo nessuno. Non ti tragga in inganno la facilità del tuo ingresso nella Voragine.

-        Diamine, Minosse! È mai possibile che qui nessuno sappia nulla del suo viaggio? Sappi che nemmeno te, che sei giudice e giuria di questo posto, potrai impedirgli di proseguire. È un ordine che viene dal Luogo dove ciò che è voluto è possibile. A buon intenditore, Minosse... -  sospirò infastidito Virgilio.

-        Sembra che nessuno voglia che io faccia questo viaggio.

-        No, nessuno può impedire questo viaggio. È che nessuno è ancora al corrente di questa decisione. È stata presa talmente repentinamente, ci siamo mossi così in fretta, che nessun Messaggero è ancora sceso a informare i guardiani. Spero solo non capitino intoppi peggiori.

Oltrepassato lo scranno di Minosse, entrammo in un luogo completamente privo di luce. Nel buio più totale una sola cosa era distinguibile: un forte mugghio di vento tempestoso, in cui si potevano cogliere lamenti e singhiozzi e alti gridi. Mi fermai per cercar di cogliere qualcosa, di intuire chi ci fosse lì.

-        Virgilio, cos'è questo vento che squassa l'aria?

-        È la Bufera Infernale. Non si placa mai e, con la sua furia, trascina con sé, percuote e stravolge gli spiriti che qui son puniti. È la pena del peccato ivi rinchiuso: la lussuria, la colpa di coloro che la ragion sottomettono all'istinto. Come la passione d'amore li ha travolti in vita, così un vento implacabile travolge e tormenta i loro spiriti.

sabato 9 luglio 2011

L'uomo che parlava con i lupi ( Shaun Ellis )

I lupi sono animali che da sempre incutono un certo timore agli uomini dell'Occidente civilizzato. Sono molte le storie il cui antagonista è un lupo famelico e cattivo che non si pone scrupoli se deve assalire qualcuno, ucciderlo e sbranarlo. Un esempio è quello della favola di Cappuccetto Rosso, bambina che deve andare a trovare sua nonna al margine di una foresta ( Ma la mamma è peggio, Giobbe Covatta ) ed entrambe sono mangiate intere da un lupo, presumibilmente nero.
Alla lista aggiungo anche i lupi mannari e i licantropi, ancora lupi cattivi; il lupo dei tre porcellini, che si diverte a distruggere la casa dei tre fratelli.
Nel medioevo diventa un animale da temere e da uccidere a vista, considerato imparentato col diavolo e con le streghe.
Insomma, il lupo, non conserva più niente di nobile, di fiero, di magnifico. Gli Indiani d'America, ancora lo considerano un animale degno di rispetto, tanto che se devono concludere un affare o prendere delle decisioni importanti, lo fanno con un lupo ( o mal che vada un cane ) al loro fianco.
Ad abbattere l'immagine collettiva di un animale spietato e cattivo, ci pensa l'uomo che parla con i lupi, Shaun Ellis protagonista dell'autobiografia il cui titolo è lo stesso del post " L'uomo  che parlava con i Lupi" ( ed. Rizzoli ) che, capitolo dopo capitolo narrando la sua storia, costriusce e riabilità l'immagine del temibile lupo mangiauomini.

L'uomo lupo, Shaun Ellis

sabato 25 giugno 2011

I Diari dell'Angelo Custode ( Carolyn Jess-Cooke )

Angeli. Lungo la storia dell'uomo, molti sono stati i tentativi di spiegare e raffigurare queste Entità appellate Angeli. Nel Medioevo, se non erro, si afferma l' immagine canonica di un uomo in veste bianca con un numero variabile ( da un paio a tre paia ) di ali, a seconda del grado. Caratteristica, è che sono raffigurati tutti con tratti del viso indistinti, tra il maschile e il femminile ( " discutere sul sesso degli angeli" significa parlare di argomenti con scarsa probabilità di essere verificati ); questo, a mio parere, perché non è importante CHI ti è accanto, ma che Sia accanto.
Che ci si creda o no ( io personalmente, e per esperienza diretta, ci credo. Non che ne abbia visto uno, questo no, ma ne serbo una sensazione e basta ) sono figure incredibili, organizzate secondo una gerarchia ben precisa, ognuna delle quali con compiti ben definiti. Ci sono gli Angeli semplici, che si occupano degli uomini, delle questioni terrene, gli Arcangeli, Serafini, i Cherubini, le "spade" nelle mani di Dio nella lotta contro il male ( vedi San Michele Arcangelo, raffigurato con armatura e spada a combattere il demonio), oppure assolvono a compiti di Messaggeri ( l' Arcangelo Gabriele, che portò l'Annuncio a Maria).
Infine c'è una piccola, si fa per dire visto il compito, di angeli che sono i guardiani di ogni singolo individuo: gli Angeli Custodi.
Di quest' ultima categoria di Angeli narra "I diari dell’angelo custode", che è il primo romanzo della scrittrice irlandese Carolyn Jess-Cooke a essere pubblicato in Italia. È disponibile da pochi giorni in tutte le librerie ed è edito da Longanesi.
Come s’intuisce dal titolo, si tratta di un Fantasy, un paranormal romance per la precisione, destinato a lettori adulti, nonostante la foto della dolcissima bambina in copertina. Come ogni paranormal romance, I diari dell’angelo custode è un libro che parla d’amore: amore per la vita e per se stessi.

La protagonista dei Diari dell’angelo custode è Ruth e con queste parole si presenta ai lettori:
Ci sono coloro che tornano sotto forma di angeli, con il compito di proteggere i propri familiari, i propri figli, le persone che avevano più care, io invece sono stata destinata a proteggere me stessa. Sono il mio angelo custode. Ed è così che oggi mi ritrovo a incespicare nei miei stessi ricordi, nel turbinio di una storia che non so se sarò in grado di cambiare.
Ruth è, quindi, un angelo custode cui è affidata la singolare missione di proteggere se stessa. Quando era ancora in vita, Ruth si chiamava Margot Delacroix: nata in Irlanda e vissuta in povertà e senza affetto, la sua vita non ha brillato. Incapace di vivere e ricambiare quello che poteva essere il grande amore della sua vita, Margot ha cresciuto un figlio ma non ha avuto la forza di salvarlo da un destino infelice.
All’improvviso, quando sembra ancora avere tutta la vita avanti, a soli quarant’anni Margot muore improvvisamente e misteriosamente. Lei stessa non sa com’è successo e ora è sola. Non tutto è perduto, però.
Un angelo che le fa da guida, l'aiuterà a capire come agire, come comportarsi, come scegliere di agire, in modo da avere " una visione completa del puzzle, con la possibilità di aggiustare delle tessere, capire l'insieme, senza poterlo cambiare"
Pagina dopo pagina il libro coinvolge sempre di più il lettore, che non può fare a meno di sentirsi legato a Ruth e Margot: soffre con Margot, comprende le scelte di Ruth e spera che entrambe possano avere un futuro migliore.

mercoledì 22 giugno 2011

Sabato 8 Aprile 1300, notte


-        Maestro, dimmi, signore mio, raccontami – dissi con voce incrinata, sperando di trovar risposta ad un dubbio - Qualcuno è mai riuscito a uscire da questo posto?

Cogliendo la domanda velata che gli ponevo mi rispose:

-        No... Io ero da poco giunto nel Limbo quando vidi entrare in questo posto buio una figura maestosa, circondata di luce e con la corona della vittoria. Prese con sé le anime di Adamo, il primo uomo, suo figlio Abele, quelle di Noè, di Mosè, l' ubbidiente legislatore, del Patriarca Abramo e di Re Davide, di Israele con suo padre Isacco e i figli, di Rachele, per la quale ha fatto tanto, e molti altri, accogliendoli alla Sua Gloria. Prima di loro non si è salvato nessun altro spirito.

Camminando mentre mi spiegava questo, passammo il fitto delle anime accalcate in quel luogo, e in mezzo alle tenebre vidi un fuoco rischiarare un poco il buio.
Qui, in un castello gigantesco, abitano le anime dei grandi della storia: poeti, guerrieri, eroi che hanno reso il loro popolo grande; di questi spiriti magni, tanti ne ho incontrati, e tanti ne ho conosciuti, ma il vero onor per me è stato il poter vedere, conoscere e parlare con Omero. Le cose che ci siamo detti, insieme ad altri quattro pilastri del sapere, rimarranno lì, tra le mura del castello. Poi che molti altri vi notai, continuammo il cammino, verso una zona buia.
Fu così che discesi dal primo cerchio al secondo, più piccolo, ma sicuramente più doloroso. Su un trono di Ottone, Stagno e Piombo stava Minosse, vestito di una lunga tunica porpora, coronato d'oro e con una lunga coda serpentina che gli circondava il busto gigantesco. Coi pugni serrati e gli occhi severi, scuri come la notte e brillanti di odio, scruta ogni anima che gli si presenta innanzi. Ringhia, questo giudice, ringhia sempre come un cane rabbioso mentre scruta il condannato che ha di fronte, trapassandolo con lo sguardo e ascoltando le sue colpe. Ogni anima dannata gli si presenta e istintivamente racconta tutte le sue colpe, non tralascia niente: ogni respiro, ogni battito di ciglia, ogni fatto compiuto viene narrato a questo giudice che è estremo conoscitore delle colpe; egli, dopo la confessione del dannato, lo condanna al luogo di pena, pronunciando la sentenza avvinghiando la coda attorno al corpo: un giro, un cerchio.

venerdì 3 giugno 2011

Sabato 8 Aprile 1300, notte


Un tuono rimbombò fragoroso e mi destai improvvisamente dal torpore che mi ha colto durante la traversata. Rintontito, volsi lo sguardo intorno per capire dove fossi. L'Acheronte era dall'altra parte, ma non ricordavo assolutamente niente:

-        Virgilio, abbiamo attraversato il fiume, giusto?

-        Si. Ma sei svenuto durante il tragitto, giovanotto.

-        Adesso dove siamo? Non vedo niente, è troppo buio...

-        Ora cominceremo a scendere nell'Inferno vero e proprio. Stammi dietro – lo disse con una strana espressione sul viso. Era impallidito all'improvviso solo accennando al cammino. Che strana reazione da parte sua.

-        Virgilio, stai bene? - gli chiesi – Io non sono abituato a questo posto, ma te, che dovresti essere mia guida e mia sicurezza, perché impallidisci così? C'è qualcosa che non va?

-        Sto bene, sto bene – disse con un filo di voce – è l'angoscia di coloro che dimorano in questo posto che mi dipinge il pallore sul volto: in realtà soffro con e per loro, è normale che tu m veda preoccupato in questo posto. Andiamo, su, ché il cammino è lungo ancora.

La voragine infernale, da quello che ho capito, è di forma circolare ed è composta da parti concentriche in cui si trovano puniti i dannati, secondo una pena correlata al peccato commesso in vita.
Entrammo così nel primo cerchio che circonda l'abisso, ma non c'erano urla e gride a riempir l'aria, ma sospiri profondi di una grande moltitudine di bimbi donne e uomini.

-        Sai chi son costoro?

-        No.

-        Noi siamo coloro che in vita non peccarono mai così gravemente da meritarsi la dannazione; la nostra colpa fu, nonostante i nostri meriti, di non aver conosciuto la Via della Salvezza, di non essere battezzati nel Nome di Colui in cui credi. Molti non hanno conosciuto il vostro Salvatore o in Lui non hanno creduto. Tra questi ultimi vi sono anche io.
   Per questi difetti, non per altra colpa, siam perduti, e la nostra pena è molto semplice: sperare ardentemente nella salvezza, consapevoli che non si realizzerà per noi. Condannati per sempre ad essere divisi tra un senso di colpa e la consapevolezza di non potersi salvare: l'assenza di speranza, l'ultima a morire, dilaniava quelle persone che in vita ebbero grandi meriti.

Conosciuta questa loro condizione di sospensione, il cuore mi si strinse per la tristezza: quanti valorosi sono rinchiusi in questo posto.

venerdì 27 maggio 2011

L'Infinito della Mattina

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.
( Leopardi, L'infinito )

C.Friedrich "Viandante sul Mare di Nebbia"























M'illumino
d'immenso

( Ungaretti, Mattina )














Passatemi l'accostamento tra questi due poeti così diversi, ma così simili, con due poesie il cui centro è l'infinito, concepito in due modi differenti, è vero, ma oggetto del loro sguardo.

mercoledì 25 maggio 2011

Sabato 8 Aprile 1300, Sera

Gustav Doré - La Porta dell'Inferno

Camminammo fino a sera, lui a guidarmi e io subito dietro. Passammo la selva, lasciando alle nostre spalle il monte che avrei voluto scalare. Qualcosa mi dice che anche se avessi avuto il coraggio di affrontare le tre belve, non sarei in ogni caso riuscito a sconfiggerle e a proseguire il viaggio. In fondo, solo conoscendo il Male potrò veramente apprezzare il vero Bene. Se è questo quello che vogliono.

-        Dove stiamo andando? - chiesi alla mia guida.

-        Non c'è bisogno che te lo dica. Siamo arrivati. Guarda.

PER ME SI VA NE LA CITTÀ DOLENTE
PER ME SI VA NE L' ETTERNO DOLORE
PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.
GIUSTIZIA MOSSE IL MIO ALTO FATTORE:
 FECEMI LA DIVINA POTESTATE,
LA SOMMA SAPIENZA E 'L PRIMO AMORE.
DINNANZI A ME NON FUOR COSE CREATE
 SE NON ETTERNE, E IO ETTERNO DURO.
LASCIATE OGNE SPERANZA, O VOI CH' INTRATE!

Queste parole, nere come pece, vidi incise sullo stipite di una porta, entrata della voragine infernale.

-        Che significano? Non le capisco...

-        “ Qui lascia ogni sospetto di salvezza, rinuncia a ogni codardia, al coraggio, sei dove il tuo destino si compie, dove sarai punito in eterno. La legge che in questo posto vige è quella divina. Lascia ogni speranza di pietà e salvezza”. E occhio al gradino.

-        Occhio al gradino? Non c'è scritto.

-        “Occhio al gradino” è un mio avvertimento. Sei ancora vivo, potresti inciampare e non avere altre occasioni di redenzione. Le anime sono incorporee, possono tranquillamente passargli attraverso 
   ( Avrei felicemente scaramantizzato la prima affermazione, ma forse non era il momento). Ricordati, da qui in avanti non sarà facile la discesa, potresti avere veramente paura, vorrai tornare indietro. Sii forte, preparati a vedere il popolo dei dannati. Siamo dunque giunti nel luogo dove vedrai le dolorose genti che hanno perso il dono dell'intelletto.

Poi prese la mia mano sorridendo ( ma non erano incorporeo? ) e, tranquillizzatomi, mi introdusse nell'apprendimento dei segreti ignoti a tutti i vivi.
Nel silenzio assoluto varcammo la soglia e subito, come la tempesta dopo il silenzio, cominciarono ad innalzarsi sospiri, gemiti e lamenti strazianti; travolto da questo turbine di suoni che rimbombavano nell'aria senza stelle, cominciai a piangere, sconvolto.
Lingue diverse, parole orribili, grida di disperazione, improperi di dolore, voci urlanti e fioche e suon di man con esse. Creavano insieme un tumulto che si aggira sempre in quest'aria eternamente nera, come la sabbia quando soffia la bufera.
Sconvolto, stordito dal dolore che percepivo, mossi qualche passo verso l'interno e chiesi chi fossero coloro che così disumanamente gridavano.

-        Questo soffrire appartiene a coloro che vissero senza macchiarsi d’infamia e non compirono mai una singola opera di bene - rispose sprezzante – Mischiati a loro si trovano anche quegli antichi e disprezzati angeli che, al tempo della ribellione del Primo Superbo, non si schierarono con lui né furono fedeli a chi li creò. Giurarono fedeltà solo a loro stessi. Furono cacciati dai Cieli, che non volevano essere deturpati dalla loro presenza, e nemmeno le profondità dell'Abisso li vollero, poiché i veri malvagi avrebbero potuto ricavare gloria dalla loro presenza ed esultare di superiorità rispetto a loro, cosa che qui non è concessa.

Questa storia me la raccontarono che ero bambino: all'inizio del mondo, prima della Terra, furono creati gli Angeli, bellissimi e splendidi; ognuno di loro sapeva da chi veniva questo loro splendore, e Gli rendeva merito. Ma uno di loro, il più bello di tutti e chiamato col nome che l'avrebbe reso l'alfiere dell'Eterno, Lucifero il Portatore di Luce, era fiero e superbo. Consapevole del suo splendore, ebbe il coraggio di sentirsi superiore al suo Creatore e provocò una ribellione con altri suoi pari; perse la battaglia e l'Eterno lo scagliò via dal Luogo Santo, verso la Terra. Precipitò per giorni e giorni, l'impatto era vicino, ma al suo passaggio una voragine si aprì, schifandosi la Terra stessa della sua presenza; si sostiene che rimase incastrato al centro del Pianeta e che questa sia l'origine dell'Inferno e del Purgatorio, nato dalla terra che si spostò al suo passaggio, collocandosi dalla parte opposta della Voragine.

-        Maestro, è così grave la pena di costoro che mai si schierarono per farli lamentar così fortemente?

-        Detto brevemente, loro non possono sperare nella completa distruzione del loro spirito, cioè la seconda morte, perché per loro sarebbe di conforto e la loro oscura vita di adesso è così infima che sono invidiosi persino degli altri dannati. Il mondo terreno non serba più il loro ricordo e sono stati disdegnati anche dalla misericordia divina e dalla giustizia eterna, tanto sono stati inutili in vita. Ma non parliamo più di loro, osservali e poi passiamo oltre.

Disgustato da quel che furono in vita, li guardai nella loro condizione di sofferenza eterna: una bandiera correva veloce e senza mai fermarsi lungo il cerchio che imprigiona gli ignavi, così numerosi che mai avrei pensato la morte n’avesse annientati tanti. Poi che ebbi visto alcune persone a me conosciute, notai anche l'ombra di colui che in vita fece per viltà il gran rifiuto.
Questi sciagurati esseri, disprezzati dal Bene e dal Male e che mai vissero veramente, erano nudi e punti continuamente da api e mosconi che giravano intorno a loro; dalle ferite profonde delle punture usciva sangue che si andava a mescolare con le loro lacrime e li copriva fino ai piedi, dove era mangiato da vermi.
Guardando oltre la schiera degli ignavi, mi accorsi della presenza di un fiume, sulla cui riva si accalcavano e spintonavano anime ed anime:

-        Maestro, vorrei poter sapere chi sono loro e perché sembrano così ansiose di oltrepassare il fiume.

-        Vedrai da te quando saremo arrivati sulla riva dell'Acheronte – mi rispose brusco.

Io, boh! Avevo solo domandato per curiosità, non mi aspettavo una risposta così acida. Da quando non posso far domande? Siamo pur sempre in un posto di cui non so dir nulla, provo a porgli una domanda per interesse ed ecco che s’inacidisce.
Un urlo si levò improvviso, sovrastando tutti gli altri:

-        MALEDETTE BESTIE, SIA DANNAZIONE E DOLORE PER TUTTI VOI, VERMI SCHIFOSI!! SALITE, CHE VI PORTO DALL'ALTRA PARTE, NELL'OSCURITÀ, NELLE SOFFERENZE DEL FUOCO E DEL GELO. E TE, NON MORTO, TOGLITI DALLE PALLE, CHÉ SEI ANCORA VIVO!

Su una barca che scivolava sul fiume, stava un vecchio, antico come il mondo stesso, canuto e iroso:
-        PER ALTRE VIE, CON ALTRI MEZZI COMPIRAI IL TUO VIAGGIO. CON ME NO DI SICURO – continuò a gridare vedendo che non mi mossi.

-        Orsù, Caronte, non tormentarti più del dovuto. Hai già il tuo compito che ti grava addosso. Poi si vuole così dove si può fare ciò che si vuole. Non domandarci più niente –  gli rispose Virgilio

Subito si zittì il traghettatore dell'oscuro fiume, che ha gli occhi cerchiati di rosso, continuamente irati. Ma le anime nude che erano con noi, capirono il messaggio lanciato da Caronte e impallidendo tremavano, bestemmiavano, maledivan se stessi, i loro genitori e il momento della nascita propria e dei loro avi. Poi si diressero verso la riva che accoglie tutti coloro che non temono il Giudizio. Caronte il demone dagli occhi ardenti come braci, le squadra con lo sguardo torvo e severo, le raccoglie sulla sua barca e bastona brutalmente chiunque si adagi o non voglia salire.
Come d'autunno le foglie secche si staccano dal ramo per cadere a terra, anche i malvagi discendenti di Adamo si staccarono dalla sponda sicura, una dopo l'altra, ubbidendo come fanno gli uccelli al richiamo rivolto a loro. La cosa incredibile è che prima ancora di essere arrivati all'altra riva, la sponda vuota si riempie nuovamente e assai velocemente di altre anime dannate.

-        Per risponderti, giovanotto, tutti quelli che muoiono nella Sua ira si radunano su questa sponda da ogni paese e fremono ad attraversare il fiume perché spronati dalla Giustizia divina. Inoltre ogni paura della condanna e della pena è mutata in desiderio di vederle realizzate. Per questo si accalcavano sulla riva fremendo di essere trasportate. Ricorda, da qui non passa nessun'anima che sia stata buona, solo dannati, sospesi, o quegli atri. Per cui non ti dar pena per quanto ti ha detto Caronte, perché, se ci pensi bene, può contenere un messaggio sottinteso.

Accadde tutto all'improvviso, ancora mi spaventa, un terremoto che provocò alte onde nell'Acheronte, un vento forte che soffia, un lampo di luce vermiglia, un fulmine, poi più nulla

Gustave Doré - Caronte