- Maestro, dimmi, signore mio, raccontami – dissi con voce incrinata, sperando di trovar risposta ad un dubbio - Qualcuno è mai riuscito a uscire da questo posto?
Cogliendo la domanda velata che gli ponevo mi rispose:
- No... Io ero da poco giunto nel Limbo quando vidi entrare in questo posto buio una figura maestosa, circondata di luce e con la corona della vittoria. Prese con sé le anime di Adamo, il primo uomo, suo figlio Abele, quelle di Noè, di Mosè, l' ubbidiente legislatore, del Patriarca Abramo e di Re Davide, di Israele con suo padre Isacco e i figli, di Rachele, per la quale ha fatto tanto, e molti altri, accogliendoli alla Sua Gloria. Prima di loro non si è salvato nessun altro spirito.
Camminando mentre mi spiegava questo, passammo il fitto delle anime accalcate in quel luogo, e in mezzo alle tenebre vidi un fuoco rischiarare un poco il buio.
Qui, in un castello gigantesco, abitano le anime dei grandi della storia: poeti, guerrieri, eroi che hanno reso il loro popolo grande; di questi spiriti magni, tanti ne ho incontrati, e tanti ne ho conosciuti, ma il vero onor per me è stato il poter vedere, conoscere e parlare con Omero. Le cose che ci siamo detti, insieme ad altri quattro pilastri del sapere, rimarranno lì, tra le mura del castello. Poi che molti altri vi notai, continuammo il cammino, verso una zona buia.
Fu così che discesi dal primo cerchio al secondo, più piccolo, ma sicuramente più doloroso. Su un trono di Ottone, Stagno e Piombo stava Minosse, vestito di una lunga tunica porpora, coronato d'oro e con una lunga coda serpentina che gli circondava il busto gigantesco. Coi pugni serrati e gli occhi severi, scuri come la notte e brillanti di odio, scruta ogni anima che gli si presenta innanzi. Ringhia, questo giudice, ringhia sempre come un cane rabbioso mentre scruta il condannato che ha di fronte, trapassandolo con lo sguardo e ascoltando le sue colpe. Ogni anima dannata gli si presenta e istintivamente racconta tutte le sue colpe, non tralascia niente: ogni respiro, ogni battito di ciglia, ogni fatto compiuto viene narrato a questo giudice che è estremo conoscitore delle colpe; egli, dopo la confessione del dannato, lo condanna al luogo di pena, pronunciando la sentenza avvinghiando la coda attorno al corpo: un giro, un cerchio.

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