Visualizzazioni totali

sabato 25 giugno 2011

I Diari dell'Angelo Custode ( Carolyn Jess-Cooke )

Angeli. Lungo la storia dell'uomo, molti sono stati i tentativi di spiegare e raffigurare queste Entità appellate Angeli. Nel Medioevo, se non erro, si afferma l' immagine canonica di un uomo in veste bianca con un numero variabile ( da un paio a tre paia ) di ali, a seconda del grado. Caratteristica, è che sono raffigurati tutti con tratti del viso indistinti, tra il maschile e il femminile ( " discutere sul sesso degli angeli" significa parlare di argomenti con scarsa probabilità di essere verificati ); questo, a mio parere, perché non è importante CHI ti è accanto, ma che Sia accanto.
Che ci si creda o no ( io personalmente, e per esperienza diretta, ci credo. Non che ne abbia visto uno, questo no, ma ne serbo una sensazione e basta ) sono figure incredibili, organizzate secondo una gerarchia ben precisa, ognuna delle quali con compiti ben definiti. Ci sono gli Angeli semplici, che si occupano degli uomini, delle questioni terrene, gli Arcangeli, Serafini, i Cherubini, le "spade" nelle mani di Dio nella lotta contro il male ( vedi San Michele Arcangelo, raffigurato con armatura e spada a combattere il demonio), oppure assolvono a compiti di Messaggeri ( l' Arcangelo Gabriele, che portò l'Annuncio a Maria).
Infine c'è una piccola, si fa per dire visto il compito, di angeli che sono i guardiani di ogni singolo individuo: gli Angeli Custodi.
Di quest' ultima categoria di Angeli narra "I diari dell’angelo custode", che è il primo romanzo della scrittrice irlandese Carolyn Jess-Cooke a essere pubblicato in Italia. È disponibile da pochi giorni in tutte le librerie ed è edito da Longanesi.
Come s’intuisce dal titolo, si tratta di un Fantasy, un paranormal romance per la precisione, destinato a lettori adulti, nonostante la foto della dolcissima bambina in copertina. Come ogni paranormal romance, I diari dell’angelo custode è un libro che parla d’amore: amore per la vita e per se stessi.

La protagonista dei Diari dell’angelo custode è Ruth e con queste parole si presenta ai lettori:
Ci sono coloro che tornano sotto forma di angeli, con il compito di proteggere i propri familiari, i propri figli, le persone che avevano più care, io invece sono stata destinata a proteggere me stessa. Sono il mio angelo custode. Ed è così che oggi mi ritrovo a incespicare nei miei stessi ricordi, nel turbinio di una storia che non so se sarò in grado di cambiare.
Ruth è, quindi, un angelo custode cui è affidata la singolare missione di proteggere se stessa. Quando era ancora in vita, Ruth si chiamava Margot Delacroix: nata in Irlanda e vissuta in povertà e senza affetto, la sua vita non ha brillato. Incapace di vivere e ricambiare quello che poteva essere il grande amore della sua vita, Margot ha cresciuto un figlio ma non ha avuto la forza di salvarlo da un destino infelice.
All’improvviso, quando sembra ancora avere tutta la vita avanti, a soli quarant’anni Margot muore improvvisamente e misteriosamente. Lei stessa non sa com’è successo e ora è sola. Non tutto è perduto, però.
Un angelo che le fa da guida, l'aiuterà a capire come agire, come comportarsi, come scegliere di agire, in modo da avere " una visione completa del puzzle, con la possibilità di aggiustare delle tessere, capire l'insieme, senza poterlo cambiare"
Pagina dopo pagina il libro coinvolge sempre di più il lettore, che non può fare a meno di sentirsi legato a Ruth e Margot: soffre con Margot, comprende le scelte di Ruth e spera che entrambe possano avere un futuro migliore.

mercoledì 22 giugno 2011

Sabato 8 Aprile 1300, notte


-        Maestro, dimmi, signore mio, raccontami – dissi con voce incrinata, sperando di trovar risposta ad un dubbio - Qualcuno è mai riuscito a uscire da questo posto?

Cogliendo la domanda velata che gli ponevo mi rispose:

-        No... Io ero da poco giunto nel Limbo quando vidi entrare in questo posto buio una figura maestosa, circondata di luce e con la corona della vittoria. Prese con sé le anime di Adamo, il primo uomo, suo figlio Abele, quelle di Noè, di Mosè, l' ubbidiente legislatore, del Patriarca Abramo e di Re Davide, di Israele con suo padre Isacco e i figli, di Rachele, per la quale ha fatto tanto, e molti altri, accogliendoli alla Sua Gloria. Prima di loro non si è salvato nessun altro spirito.

Camminando mentre mi spiegava questo, passammo il fitto delle anime accalcate in quel luogo, e in mezzo alle tenebre vidi un fuoco rischiarare un poco il buio.
Qui, in un castello gigantesco, abitano le anime dei grandi della storia: poeti, guerrieri, eroi che hanno reso il loro popolo grande; di questi spiriti magni, tanti ne ho incontrati, e tanti ne ho conosciuti, ma il vero onor per me è stato il poter vedere, conoscere e parlare con Omero. Le cose che ci siamo detti, insieme ad altri quattro pilastri del sapere, rimarranno lì, tra le mura del castello. Poi che molti altri vi notai, continuammo il cammino, verso una zona buia.
Fu così che discesi dal primo cerchio al secondo, più piccolo, ma sicuramente più doloroso. Su un trono di Ottone, Stagno e Piombo stava Minosse, vestito di una lunga tunica porpora, coronato d'oro e con una lunga coda serpentina che gli circondava il busto gigantesco. Coi pugni serrati e gli occhi severi, scuri come la notte e brillanti di odio, scruta ogni anima che gli si presenta innanzi. Ringhia, questo giudice, ringhia sempre come un cane rabbioso mentre scruta il condannato che ha di fronte, trapassandolo con lo sguardo e ascoltando le sue colpe. Ogni anima dannata gli si presenta e istintivamente racconta tutte le sue colpe, non tralascia niente: ogni respiro, ogni battito di ciglia, ogni fatto compiuto viene narrato a questo giudice che è estremo conoscitore delle colpe; egli, dopo la confessione del dannato, lo condanna al luogo di pena, pronunciando la sentenza avvinghiando la coda attorno al corpo: un giro, un cerchio.

venerdì 3 giugno 2011

Sabato 8 Aprile 1300, notte


Un tuono rimbombò fragoroso e mi destai improvvisamente dal torpore che mi ha colto durante la traversata. Rintontito, volsi lo sguardo intorno per capire dove fossi. L'Acheronte era dall'altra parte, ma non ricordavo assolutamente niente:

-        Virgilio, abbiamo attraversato il fiume, giusto?

-        Si. Ma sei svenuto durante il tragitto, giovanotto.

-        Adesso dove siamo? Non vedo niente, è troppo buio...

-        Ora cominceremo a scendere nell'Inferno vero e proprio. Stammi dietro – lo disse con una strana espressione sul viso. Era impallidito all'improvviso solo accennando al cammino. Che strana reazione da parte sua.

-        Virgilio, stai bene? - gli chiesi – Io non sono abituato a questo posto, ma te, che dovresti essere mia guida e mia sicurezza, perché impallidisci così? C'è qualcosa che non va?

-        Sto bene, sto bene – disse con un filo di voce – è l'angoscia di coloro che dimorano in questo posto che mi dipinge il pallore sul volto: in realtà soffro con e per loro, è normale che tu m veda preoccupato in questo posto. Andiamo, su, ché il cammino è lungo ancora.

La voragine infernale, da quello che ho capito, è di forma circolare ed è composta da parti concentriche in cui si trovano puniti i dannati, secondo una pena correlata al peccato commesso in vita.
Entrammo così nel primo cerchio che circonda l'abisso, ma non c'erano urla e gride a riempir l'aria, ma sospiri profondi di una grande moltitudine di bimbi donne e uomini.

-        Sai chi son costoro?

-        No.

-        Noi siamo coloro che in vita non peccarono mai così gravemente da meritarsi la dannazione; la nostra colpa fu, nonostante i nostri meriti, di non aver conosciuto la Via della Salvezza, di non essere battezzati nel Nome di Colui in cui credi. Molti non hanno conosciuto il vostro Salvatore o in Lui non hanno creduto. Tra questi ultimi vi sono anche io.
   Per questi difetti, non per altra colpa, siam perduti, e la nostra pena è molto semplice: sperare ardentemente nella salvezza, consapevoli che non si realizzerà per noi. Condannati per sempre ad essere divisi tra un senso di colpa e la consapevolezza di non potersi salvare: l'assenza di speranza, l'ultima a morire, dilaniava quelle persone che in vita ebbero grandi meriti.

Conosciuta questa loro condizione di sospensione, il cuore mi si strinse per la tristezza: quanti valorosi sono rinchiusi in questo posto.