- Te che entri di tua volontà nella dimora della sofferenza – disse con voce profonda, interrompendo quel compito gravoso – Stai attento sempre a chi ti accompagna. Soprattutto attento a dove vuoi andare: è facile entrare, la porta è larga e accoglie molti, uscire non può farlo nessuno. Non ti tragga in inganno la facilità del tuo ingresso nella Voragine.
- Diamine, Minosse! È mai possibile che qui nessuno sappia nulla del suo viaggio? Sappi che nemmeno te, che sei giudice e giuria di questo posto, potrai impedirgli di proseguire. È un ordine che viene dal Luogo dove ciò che è voluto è possibile. A buon intenditore, Minosse... - sospirò infastidito Virgilio.
- Sembra che nessuno voglia che io faccia questo viaggio.
- No, nessuno può impedire questo viaggio. È che nessuno è ancora al corrente di questa decisione. È stata presa talmente repentinamente, ci siamo mossi così in fretta, che nessun Messaggero è ancora sceso a informare i guardiani. Spero solo non capitino intoppi peggiori.
Oltrepassato lo scranno di Minosse, entrammo in un luogo completamente privo di luce. Nel buio più totale una sola cosa era distinguibile: un forte mugghio di vento tempestoso, in cui si potevano cogliere lamenti e singhiozzi e alti gridi. Mi fermai per cercar di cogliere qualcosa, di intuire chi ci fosse lì.
- Virgilio, cos'è questo vento che squassa l'aria?
- È la Bufera Infernale. Non si placa mai e, con la sua furia, trascina con sé, percuote e stravolge gli spiriti che qui son puniti. È la pena del peccato ivi rinchiuso: la lussuria, la colpa di coloro che la ragion sottomettono all'istinto. Come la passione d'amore li ha travolti in vita, così un vento implacabile travolge e tormenta i loro spiriti.
